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Persone - amicidinilde

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Nilde
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Nilde Guerra
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Nilde Guerra
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Persone
il padre Giulio
Orfano di padre per un incidente sul lavoro, costretto in gioventù anche a chiedere l'elemosina, dopo il matrimonio svolge lavori saltuari e stagionali come bracciante agricolo. Le tante umiliazioni subite sul lavoro lo pongono in un atteggiamento ostile e risentito verso la società, ma anche verso la Chiesa. Si richiama al vecchio socialismo libertario senza tuttavia mai prendere atteggiamenti molto netti. Lontano dalla fede, è "religioso" a suo modo nel culto della famiglia, della giustizia e dell' unione della classe lavoratrice.
«In famiglia permise alla moglie che i figli fossero educati secondo la religione cristiana e ricevessero i Sacramenti»

dalla testimonianza di Maria Pironi


la madre Laura
Casalinga, si presta anche per saltuari lavori extrafamiliari. Vive la sua religiosità in silenzio e ai margini della famiglia, poiche' il marito é i1 capo incontrastato e riconosciuto. Nonostante ciò, Nilde (ultima di quattro fratelli) si immedesima più con l’esperienza della madre che con quella del padre. Laura é donna forte nel silenzioso e perseverante sacrificio, confidente di Nilde e spesso esempio concreto di vita. «La mamma era donna di fede, frequentava regolarmente la Parrocchia e aveva dato una educazione religiosa ai figli»

dalla testimonianza di Maria Pironi



il fratello Achille e sorelle
Il fratello, dopo le scuole elementari, comincia a lavorare come manovale e successivamente come muratore, fornendo un sostegno economico fondamentale per la sussistenza della famiglia. Da ragazzo frequenta la Chiesa con la mamma e le sorelle. Continua a frequentare il circolo cattolico fino all'arrivo della II guerra mondiale, che porta un profondo sconvolgimento in tutto i1 paese. Anche Achille ne è coinvolto: diventa un membro attivo della sezione di San Potito del Partito Comunista ed il suo atteggiamento verso la Chiesa diviene di aperta ostilità.
«Le sorelle seguirono un poco la linea del fratello e rallentarono moltissimo la loro pratica religiosa, a ciò indotte dal forte ascendente del fratello. La mamma invece rimase sempre fedele alle pratiche religiose e, da quanto mi , risulta, cercava di minimizzare gli atteggiamenti antireligiosi del figlio, mentre incoraggiava Nilde e le diceva di avere tanta pazienza e confidenza nel Signore» .

dalla testimonianza di Santa Marangoni


Don Giacinto Marescotti
cappellano di S. Potito
Don Giacinto ha segnato la storia del Paese con la testimonianza della sua vita. Presta servizio militare come infermiere nella guerra del 1915-18 e, tornato a S. Potito, usa le competenze acquisite per assistere i suoi parrocchiani nella dura esperienza della sofferenza fisica. Per malattie non gravi e per incidenti della vita quotidiana quali ferite, infezioni, ustioni, ascessi e flemmoni, le persone sono abbandonate a sè stesse. Don Giacinto accorre di giorno e di notte per il primo soccorso o per l' acuirsi di malattie, regala spesso le medicine ed è assai difficile rimborsarlo, intercede presso i medici per ottenere prestazioni mediche ad un costo ragionevole per i più poveri. Don Giacinto rende sensibile 1' amore di Dio alle sue creature attraverso la cura delle loro malattie, una immensa opera caritativa che ha nella fede la sua unica e profonda radice. In tempi di aspre contrapposizioni politiche ed ideologiche che spesso sfociano nella violenza, la straordinaria testimonianza di don Giacinto e l'unico  argomento convincente per mitigare un anticlericalismo diffuso e addirittura per riconciliare molti anticlericali con Dio sul letto di morte.


Don Giuseppe Parmeggiani
Nel 60° anniversario della salita al cielo di Don Giuseppe Parmeggiani, padre spirituale di Nilde, vogliamo ricordarlo come guida preziosa della sua crescita spirituale. Prendiamo spunto dall' omelia del Vescovo Mons. Mario Toso nella celebrazione eucaristica del 29 Gennaio 2022 centenario della nascita di Nilde. " le modalità spirituali della vita di Nilde dovrebbero caratterizzare ogni credente...... Si tratta di una vita interiore coltivata con pazienza, con metodo e assiduità, con una conversione progressiva con la preghiera di contemplazione del Crocifisso. Una tale vita però, come ogni scalata, richiede l' accompagnamento di una guida esperta, una guida sacerdotale specie nel sacramento della riconciliazione. Il Sacerdote confessore in cui Nilde ripone la sua fiducia era Don Giuseppe Parmeggiani.

Don Domenico Savorini
parroco di S.Potito
Da don Savorini Nilde impara uno sguardo che sa andare oltre all'apparenza delle cose, fino a quel Tu che "dà a tutti la vita ed il respiro ad ogni cosa" (At 17, 24). Ed impara che i1 rapporto con Dio non è sentimentale o immaginato, ma si svolge davanti alla Sua Presenza nel Sacramento dell' Eucarestia, cuore della Chiesa. E' il rapporto con un Tu. Don Domenico Savorini sarà guida spirituale di Nilde fino all' ingresso in Convento. «Non posso dimenticare la benefica impressione che mi faceva il parroco in adorazione davanti al SS. Sacramento: per ore in ginocchio ed immobile, con le mani giunte sul banco e lo sguardo fisso al tabernacolo e col volto quasi trasfigurato come se vedesse qualcuno»

dalla testimonianza di Don Carlo Petroncini
Don Pier Domenico Costa
Cotignola 9 ottobre 1928 — Faenza 9 gennaio 1981

Dal Ricordo di don Pietro Rotondi vice postulatore della causa di Nilde: "Nato a Cotignola i1 9 ottobre 1928 entrò nel seminario di Faenza, appena ordinato fu inviato dal Vescovo, mons. Giuseppe Battaglia, come cappellano (coadiutore) nella Parrocchia di San. Potito, in aiuto al parroco Don Francesco Renzi. Conobbe così il vecchio parroco don Domenico Savorini, divenuto cieco e l' altro sacerdote residente Don Giacinto Marescotti che avevano seguito Nilde dalla sua infanzia fino al calvario. Ebbe modo di sentire parlare di Nilde, di ascoltare episodi della sua vita e incominciò a raccogliere e a trascrivere i suoi scritti. La sua permanenza nella Parrocchia di 8. Potito (1951-5 7) lasciò un profondo segno di rinnovamento spirituale.
Nel 1956 venne nominato Vicedirettore del Seminario e vi resto fino al 1963 quando il Vescovo gli chiese di diventare parroco: arciprete a S. Pier Laguna. Condusse vita poverissima e austera: solo, senza familiari e senza aiuto di altri, incurante dei rigori invernali e frequentemente sostentandosi con quello che la carità dei parrocchiani gli procurava, non si contentava dell’apostolato parrocchiale ma si dedicò per anni alla collaborazione giornalistica nel settimanale diocesano "Il Piccolo" e alla cura e alla direzione delle anime consacrate.
Gli strapazzi prolungati lo prostrarono sul finire del 1980. Ricoverato in Ospedale a Faenza, sembro rimettersi, ma colpito da trombosi cerebrale spirava il 9 gennaio 1981.
Dopo il primo lavoro di raccolta degli scritti di Nilde, fatto a S. Potito, continuò a raccogliere testimonianze e documentazioni. Entrato nella cordiale amicizia della famiglia Guerra, guidò il fratello di Nilde, Achille, ormai convertito, nella generosa dedizione alla causa della pia sorella e raccolse, sul letto di morte, il ritorno a Dio del padre Giulio Guerra.”
amicidinilde@gmail.com
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